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La strada lunga per battere la destra

Pubblichiamo l'editoriale di Francesca Chiavacci sulla nomina del nuovo governo.

 

 

Il nuovo Governo ha giurato. Dunque Matteo Salvini non è più Ministro degli Interni. Non c’è dubbio che si possa aprire una fase nuova per il paese. È pur vero che la guida del nuovo esecutivo resta nelle stesse mani in cui era quello uscente, ma sono altrettanto vere due cose. Questo nuovo Governo muove i suoi passi da un programma condiviso, anzichè da un contratto contraddittorio e demagogico che aveva plasticamente rappresentato il deragliamento dalla cultura costituzionale. Nell’attribuzione dei Ministeri sembrano esserci le tracce di una discontinuità.

La scelta di un tecnico e di una donna al Viminale segna simbolicamente il tentativo di voltare pagina rispetto agli ultimi 15 mesi. Ci auguriamo che questa decisione significhi concretamente la cancellazione di linguaggi, politiche e leggi xenofobe e razziste, oltre che assolutamente inefficaci. È un fatto altrettanto importante la nomina al dicastero dell’Economia di una figura politica competente e con una formazione saldamente a sinistra.

Va salutato con favore il rinnovamento generazionale (il governo più giovane della storia repubblicana). Prendiamo atto con rammarico, invece, della scarsa presenza di donne (solo 7 su 21 ministri). La discontinuità che ci aspettiamo dovrà arrivare sui temi del terzo settore, dell’accoglienza, dell’integrazione, della lotta alle disuguaglianze. Coltiviamo la speranza che la nuova maggioranza si adoperi per la fine della stagione dell’odio, per una nuova fase di confronto democratico e di relazioni con chi si occupa di solidarietà, mutualismo, animazione dei territori. Insomma, una riscoperta e rinnovata valorizzazione della cultura costituzionale, duramente scalfita dai mesi di maggioranza gialloverde.

È stato indubbiamente sventato, dunque, un pericolo per la nostra democrazia. Ma destre, sovranismi e populismi non sono stati ancora battuti. La strada resta ancora lunga e faticosa. Il nuovo esecutivo rappresenta solo un passaggio di questa sfida. C’è un lavoro culturale, politico, sociale da fare nelle comunità territoriali attraversata da conflitti e sfiducia. Un compito, quello di dialogo con la società, una lotta che spetta a noi fare e, prima ancora, ai partiti della sinistra che hanno deciso di assumersi responsabilità di governo.

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